L’innovazione sociale – Lions Club – Distretto 108 IB4

L’innovazione sociale

Giuseppe Cavazzana

Il 15 novembre il LC Milano Cascina Triulza ha parlato di “Innovazione Sociale”, con la partecipazione del Governatore Adriana Marina Belrosso e di numerosi ospiti dei LC Milano Parco Nord e Milano Host, dei Rotary, della Fondazione Triulza e della Academy di Fondazione Triulza.

Scopo della serata è stato di sviluppare il filone dei convegni Lions su innovazione sociale dello scorso anno, nella direzione di come si evolvono i fabbisogni delle persone, in particolare di quei bisogni cui vanno incontro le associazioni e imprese del terzo settore, di come si evolve il terzo settore, a fronte del bilancio sociale e della nuova legge del terzo settore, di come di conseguenza dovrebbe e potrebbe evolvere la visione e la missione dei Lions e del nostro distretto Lions in particolare.

I soci Lions Gianmaria Strada del Milano Parco Nord e Giancarlo Nadin del Milano Cascina Triulza, entrambi docenti universitari e appassio- nati ricercatori delle caratteristiche della società contemporanea, hanno introdotto la serata pre- sentando da due punti di vista che ben si sono integrati, la situazione in cui ci troviamo a vivere. Giancarlo Nadin – In ogni epoca e generazione si assiste a passaggi ed evoluzioni di contesto che riguardano la società nel suo complesso. Quelli attuali credo che riguardino…

1. La società civile che vede probabilmente l’aumento del differenziale di diseguaglianze, ma anche sicuramente una mutazione delle forme di diseguaglianze. Mentre prima si assi- steva ad un dualismo abbiente e acculturato da una parte e meno abbiente e scarsamente acculturato dall’altro, oggi e ancor più domani le diversità consisteranno sulle competenze e la capacità di metterle a frutto. Ci troviamo con una generazione, quella dei baby boomers, che in molti casi è spaesata; rischia di perdere il lavoro tradizionale che non può essere rimpiazzato da uno identico, non è in grado di cambiare passo per trovare nuovi ambiti di impiego. Ci sono i giovani a cui spesso non viene dato alcun esempio e che non hanno una visione del proprio futuro; quindi procrastinano scelte preferendo vivere nel comodo contesto familiare. È in atto un invecchiamento della popolazione che impone la revisione dei modelli tradizionali di coesione sociale: fino a quando sarà sostenibile una sanità universale? Come potrà reggere il sistema pensionistico? Il sistema educativo come dovrà modificarsi, quali nuovi valori?

2. Il cambiamento di contesto operativo del mondo imprenditoriale. Oggi le aziende sono sempre più chiamate a rispondere di obiettivi sociali e non solo a rendicontare il profitto. Nasce il bilancio sociale con il quale si misura il grado di diseconomie esterne che una azienda produce a livello sociale.

3. Il terzo settore che cambia anch’esso faccia. Non è più relegato ad un ruolo marginale o sussidiario o di intervento nei “piccoli numeri” nella società. Gode sempre di più di risorse (volontariato) disponibili per il fatto che calano gli occupati e cresce il cosidetto tempo libero. Interviene in maniera sempre più forte nelle decisioni del paese godendo di collaboratori e professionisti che stanno nelle “stanze dei bottoni” e nei posti che contano. Gianmaria Strada – Nel “cambiamento d’epoca” il contesto sociale cambia, quale ruolo per il volontariato nella nuova società? La globalizzazione e le tecnologie ICT stanno cambiando la società, le organizzazioni, le abitudini e le vite si sconvolgono. Le regole e le leggi della società non sono ancora adeguate alla metamorfosi. I più non hanno la consapevolezza della “radicalità” del cambiamento, da qui dovrebbe iniziare l’attività per sensibilizzare, organizzare e svolgere un servizio all’altezza dell’efficacia e dell’efficienza richieste da un mondo complesso. Nel mondo, ove il tempo e lo spazio hanno nuove caratteristiche, è necessario che il “mercato” del servizio e del volontariato sia affrontato in modo innovativo. La fine dell’industrializzazione e del taylorismo ha generato un nuovo interesse delle persone verso il servizio e il volontariato. L’industrializzazione nel secolo scorso ha rafforzato lo stile di vita e la società sulla tripartizione della vita: studio-lavoro-pensione.

Il mondo del lavoro e l’impegno professionale sono mutati radicalmente, la seconda metà del secolo scorso ha avuto come segno distintivo e qualificante la conquista di più tempo libero. Per contro le persone dichiaravano di essere sempre molto impegnate, pochi confessavano di avere tempo libero. Il lavoro era, ed è, l’elemento che dà dignità alla persona e nel futuro l’obiettivo di ciascuno, per mantenere elevata la dignità individuale, sarà il pieno impegno.

Questo scenario implicherà grossi mutamenti nell’ambito del welfare, delle attività di volontariato e dello sviluppo individuale a seguito dell’esigenza d’acquisire nuove competenze. Le attività di servizio, infatti, non potranno più fondarsi prioritariamente sulla disponibilità, sarà necessaria se non indispensabile una maggior competenza rispetto a oggi. Per questo, si può ipotizzare che il principiodellaformazionepermanenteecontinua, tipico delle aziende, dovrà essere diffuso in tutta la società. Un’idea potrebbe essere di iniziare a pensare di utilizzare le strutture delle UTE per offrire corsi finalizzati all’acquisizione di competenze per svolgere le attività di servizio con maggiore competenza professionale.

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